Abele o Caino?

laversa tappiDunque, parrebbe volgere al termine la telenovela infinita de La Versa, la storica cantina di Santa Maria in crisi da anni, attanagliata dai debiti, vittima di gestioni scellerate e con una costante emorragia di soci in fuga verso Terre d’Oltrepò. Dopo le voci più disparate, dalla cessione al gruppo Caviro – quello del Tavernello – all’interessamento di Tommasi dalla Valpolicella (con apporto di capitali americani), fino al materializzarsi di un fantomatico gruppo cinese, con la prospettiva sempre presente di un’Anschluss locale ad opera proprio di Terre d’Oltrepò caldeggiata da una parte del CdA, ecco arrivata infine sul tavolo delle trattative la proposta della cordata bresciana capitanata da Abele Lanzanova.

Tuttavia, a dispetto dei toni trionfalistici e beffeggianti messi in scena dal solito Ziliani, con i triti riferimenti alla Franciacorta e l’ironia circa i bresciani che verrebbero a salvare l’Oltrepò, qualche domanda è bene porsela. Visti soprattutto i trascorsi di Abele Lanzanova, perché nella sua carriera di affarista il nebuloso concetto di “cordata”lanzanova ricorre più volte.  Dall’archivio del Corriere della Sera, per esempio, spunta questa notizia che nel 2010 dà per scontata l’acquisizione del Como Calcio da parte della “cordata di imprenditori bresciani capitanati da Abele Lanzanova” che, come ribadito su questo sito, si sarebbe impegnato a rilevare il 97% delle quote e a pagare gli stipendi arretrati. Peccato che il tutto fosse poi finito in una bolla di sapone, come riassunto in questa cronistoria del Corriere di Como che ripercorre la travagliata storia della società lariana dopo il fallimento seguito alla gestione Preziosi.

Ho cercato di sapere qualcosa di più circa Abele Lanzanova, ma a dire la verità l’impresa si è rivelata più difficoltosa del previsto. A Chiari, operoso paese d’origine di Lanzanova, stretto tra la A4 e la BreBeMi, dove tuttavia lo stesso Lanzanova non risiede da tempo, non è facile strappare qualche notizia, tra sorrisini e silenzi. Ho provato anche a chiedere lumi presso il Giornale di Brescia, ma è difficile perfino capire di preciso quale sia il mestiere di Lanzanova. In effetti, a leggere la stampa, se qua viene presentato genericamente come “imprenditore”, là viene definito “immobiliarista”, oppure “manager”. Gli viene accreditata la proprietà di “alcune cantine in Piemonte” – mistero fitto su quali siano queste cantine. Vengo a sapere che gli interessi calcistici lo avevano portato, prima delle avventure comasche, a tentare dapprima l’acquisizione del Calcio Chiari (che ora non esiste più, essendosi fuso con il Sellero Novelle nel 2012) e poi del Mantova. Altre informazioni ricavate in rete non contribuiscono né a fare chiarezza né tantomeno a tranquillizzare.

LaVersa (1)Certo, la situazione de La Versa è tale che c’è poco da fare gli schizzinosi. Il riassunto fatto da Fabrizio Guerrini nel suo blog su La Provincia Pavese a novembre 2014 è a dir poco impietoso. 21 milioni di debiti, Banca Intesa – la più esposta – in fremente attesa, così come molti altri soggetti creditori, gli agricoltori che giustamente premono per essere pagati. E Lanzanova che, a quanto pare, mette sul piatto un milione e mezzo di euro a parziale risanamento dei debiti, più 1,7 milioni di euro destinati ai conferitori a saldo della vendemmia 2013 (la Cantina è indietro con i pagamenti di due vendemmie) al momento del suo ingresso nella Società. Questi, in soldoni, i termini dell’accordo-quadro sulle basi del quale la Cantina e il presidente Alberto Dino Scarabelli hanno presentato un concordato preventivo presso il Tribunale di Milano per scongiurare il fallimento, come riporta questo articolo pubblicato su La Provincia Pavese del 27 febbraio.

Il fatto è che a tutt’oggi non si capisce bene quale sia il piano industriale previsto per il futuro. Qui, forse, la più grave colpa, la miopia di una gestione che ha lasciato lentamente sprofondare la Cantina nella situazione attuale in attesa dell’uomo della provvidenza, dopo i fasti dell’epoca del mai abbastanza rimpianto Duca Denari. Anche a non voler essere pessimisti come gli autori di Noise From Pavia, e in attesa di un’assemblea dei soci che dovrebbe svolgersi l’8 marzo, mi permetto di essere molto dubbioso. Se è vero che a Milano si dice “Piutost che nient l’è mei piutost”, è altrettanto vero che in Veneto si dice “Pèso el tacòn del buso”. Personalmente mi auguro con tutto il cuore che La Versa finalmente riesca a rimettersi in sesto e a rilanciarsi come può, deve e merita; ma ho seri dubbi sul fatto che Abele Lanzanova e la sua “cordata” rappresentino la soluzione migliore.

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8 commenti a Abele o Caino?

  1. bentornato Francesco, ottimo articolo. Condivido il tuo scetticismo sul “salvatore della patria”, su cui, anche in Franciacorta, dove sanno tutto di tutti, non sanno nulla….
    Ma sempre meglio un nebuloso imprenditore bresciano, che ci auguriamo tutti sia meglio di un celebre venditore di vini in tv, poi finito non benissimo (eufemismo) che il nulla. O il solito “riso in cagnone”, che ormai dovrebbe essere venuto alla nausea…

    • Francesco Beghi Francesco Beghi ha scritto:

      Grazie del bentornato. Il mio timore maggiore è che questa operazione, così come a suo tempo quella del Como Calcio, finisca in una bolla di sapone. Staremo a vedere.

  2. Stefano ha scritto:

    Si puo parlare di sindrome Manenti????

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  4. lanzanova Abele ha scritto:

    Gentilissimo Francesco ho letto solo ora il tuo giudizio sul mio conto. Sono senza parole allibito che qualcuno senza conoscere nulla arrivi a Termini. Come. Affarista nebuloso,trattative finite come bolle di sapone,cantine fantasma,informazioni che non fan chiarezza e non danno tranquillità ,di sorrisini e silenzi del piano industriale di la versa se sono manager o imprenditore carissimo non amo giudicare le persone senza conoscerle e rispetto il lavoro degli altri quindi il tuo quando tu vuoi e avrai tempo prendi app presso La sede di La Versa sarò lieto di riceverti e delucidarti su tutti i tuoi dubbi . Grazie e buon lavoro. Abele Lanzanova

  5. Finisa mal ha scritto:

    Tra pochi giorni si saprà se i soldi ci sono o meno, anzi direi che tra pochi giorni tutto naufragherà. Mi chiedo soltanto come sia possibile dare credito e fiducia a certi elementi, ma soprattutto portare in trionfo e gridare vittoria, quando sul piatto non hanno messo nulla se non fumo.

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  7. Ruth ha scritto:

    Ciao Francesco ciao a tutti, mi sono imbattuta nel blog per caso…cercando anche io informazioni sul Abele Lanzanova. Per gli amanti del brivido c’è un articolo, firmato, su repubblica:
    cito:
    ” Sul territorio milanese di due “procacciatori”, Abele Lanzanova ( ritenuto l’ideatore) e Fiorenzo Curinovis…..Una volta ottenuti i prestiti dalla banca, gli imprenditori erano costretti a versare agli intermediari e al direttore di banca buona parte dei prestiti. Per questo motivo, il direttore…ed altre quattro persone tra le quali il suo vice e i due intermediari saranno processati il prossimo ottobre con l’accusa di appropriazione ed usura….. La banca erogò 12miliardi di lire….
    La posizione più grave è quella del direttore e dei due intermediari,Lanzanova e Cartinovis, accusati di usura ….

    Ho avuto il “piacere” di sfiorare il sig. Lanzonava in una delle sue varie prestazioni professionali ( in quel caso prestanome).
    Per mia fortuna avevo già letto l’articolo e schivato il pericolo.

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