Cascina Gnocco

Domenico “Nino” Cuneo
(Foto di Mauro Rossini)

Quella che ho scelto di raccontare oggi è un’azienda particolare. Sebbene abbia una storia piuttosto tradizionale – fondata nel 1923 da Carlo Cuneo, è giunta oggi alla quarta generazione di famiglia – il “Progetto Autoctoni” avviato da Domenico “Nino” Cuneo una dozzina di anni or sono ne fa una realtà unica nel panorama vitivinicolo oltrepadano e nazionale, avendo scelto di valorizzare in particolare un vitigno sconosciuto ai più, vale a dire l’uva di Mornico.

Ma andiamo con ordine. L’azienda, fondata nel 1923 da Carlo Cuneo, inizia la commercializzazione di bottiglie con il marchio “Cuneo Mario” negli anni Cinquanta sotto la guida del figlio di Carlo. Nel 1984 le redini passano alla terza generazione con Nino Cuneo e nel 1990 l’azienda assume il nome Cascina Gnocco. Nella seconda metà degli anni Duemila, Nino riduce le numerose etichette aziendali a tre, e il “Progetto Autoctoni” prende forma: la produzione si concentra così su una Bonarda vivace e due vini dal recupero e dalla valorizzazione dell’uva di Mornico, un rosso fermo (Orione) e un Metodo Classico rosé.

Le origini di questa varietà sono incerte: vitigno a bacca grossa nato nella zona di Mornico (donde il nome dialettale Ügòn ad Murnig), è menzionato per la prima volta con il nome di “Ugone” nei Bollettini del Comizio Agrario di Pavia nelle annate 1884-1887. Nel corso del Novecento, questa uva, “a molto mosto, poco colorata e poco sapida”, presente a macchia di leopardo in molti vigneti della zona, veniva impiegata in uvaggio con croatina e/o barbera o consumata come uva da tavola. Non presentando apparentemente caratteristiche di particolare valore, il vitigno venne man mano abbandonato, soprattutto quando i vecchi vigneti iniziarono a essere sostituiti da nuovi impianti monovitigno. Anche a Cascina Gnocco era presente un vigneto con filari di uva di Mornico accanto a quelli di barbera. Nino, affiancato dal figlio Fabio, riduce le rese scegliendo potature corte e, a causa di un’annata con condizioni meteorologiche avverse, ritarda la raccolta, lasciando surmaturare l’uva. Al posto del tradizionale vino anonimo, di bassa gradazione alcolica e scarico di colore, ecco un vino dal colore intenso, di buon corpo e dal corredo organolettico degno di interesse.

Così, mentre Nino decide di impiantare un nuovo vigneto di sola uva di Mornico in sostituzione del vecchio vigneto misto, inizia un percorso burocratico che nel dicembre 2010 porta all’iscrizione dell’uva di Mornico nel registro dei vitigni autorizzati per la Provincia di Pavia. Un iter nel quale Nino si è potuto avvalere della consulenza tecnica di Laura Rustioni e Osvaldo Failla dell’Università degli Studi di Milano e della collaborazione del Consorzio di Tutela Vini Oltrepò Pavese. In virtù del regolamento CE 753/2002, in base al quale i vitigni autorizzati non devono contenere riferimenti geografici, l’iscrizione avviene con il nome mornasca. Nell’attesa che qualcun altro, come Nino Cuneo auspica, a Mornico Losana segua i suoi passi, vediamo come sono i suoi vini.

La degustazione

Orione ’05

 

La prima annata prodotta, che ricordo di aver degustato ancora in tonneau, undici anni fa. Allora era come un cavallo imbizzarrito, tannico e scomposto, ma già se ne intuivano le potenzialità. Lo riassaggio con curiosità dopo parecchi anni, e lo ritrovo praticamente intatto, ovviamente evoluto, con un colore rubino violaceo tuttora impenetrabile, aperto in un ventaglio di profumi dove il mirtillo (che è un marcatore caratteristico dell’uva) lascia spazio ad altre, intriganti sfumature di frutti maturi e di erbe aromatiche, mentre la bocca è intensa e densa di fascino, armonica, viva, profonda. Un vino che sembra avere la metà degli anni che ha e che potrà evolvere ancora, visti il nerbo e la struttura.

Orione ’07

 

Piuttosto espansivo, con un frutto aperto, fragrante, inconfondibile nella sua tipicità, accompagnato da note balsamiche e da una bella speziatura fine; robusto in bocca, pieno, ben evoluto, saldo nel sostegno acido, lungo e preciso nel finale, lascia la sensazione di quei vini che stanno raggiungendo la maturità e la potranno mantenere per diversi anni. Rispetto all’annata ’05 fa trasparire una trama tannica più fine e una maggiore eleganza; ancora un paio d’anni e dovrebbe raggiungere il suo apice.

Orione ’08

 

Il fatto che questa sia l’annata attualmente in commercio e che risulti ancora un po’ acerbo la dice lunga sul potenziale di invecchiamento di questo vino. All’assaggio, infatti, sembra ancora troppo giovane, con il mirtillo proprio del vitigno in primissimo piano, poi note di tabacco e spezie, anche sentori piacevolmente floreali, il tannino di bella trama, maturo, ma ancora molto vivo e abbondante. In definitiva, una sensazione complessiva di equilibrio non ancora raggiunto. Tempo al tempo.

Brut Rosé ’11

 

L’esperimento sul Metodo Classico da uva mornasca è nato più tardi, nel 2009. Ovvio quindi che ci sia ancora qualcosa da mettere a punto, tuttavia la strada sembra quella giusta. Bello il colore rosa salmone, apre con note floreali cui seguono profumi netti di piccoli frutti rossi – il mirtillo come segno distintivo – e semi di melograno, una bocca robusta e pastosa con un residuo zuccherino avvertibile e la pienezza data da un’uva che non stenta a farsi riconoscere. Abbastanza rustico, nel complesso, ma la bolla fine, la sapidità, il nerbo non mancano.

Considerazioni finali

La passione di Nino Cuneo e del figlio Fabio per questo progetto traspaiono dal modo quasi affettuoso con cui parlano della mornasca e della loro meritoria opera di riscoperta. Un’uva di cui si erano quasi perse le tracce, che porta il nome del proprio paese, e che riesce a dare risultati sorprendenti non può che essere motivo di orgoglio. Fin da subito posso dire, senza volermi attribuire alcun merito, ho incoraggiato Nino che trattava il suo primo tonneau come un bimbo appena nato. E le degustazioni successive hanno confermato la validità della strada intrapresa. Dopo il ’05, che è stato elevato esclusivamente in legno, l’affinamento dell’Orione si svolge parte in tonneau e parte in acciaio. In questa breve verticale non ho inserito l’annata ’06, che mi è sembrata leggermente inferiore; in compenso, gli assaggi della annate non ancora in commercio – ’09, ’10, 11 – lasciano presagire un futuro con prospettive assai interessanti. A questo link il racconto completo della serata di OltreLaStoria svoltasi al ristorante Prato Gaio con i vini di Nino Cuneo come protagonisti. Qui invece il racconto completo della storia dell’azienda e dell’uva di Mornico scritto con la consueta maestria dall’amico Roger Marchi.

PS Proprio domani 26 gennaio 2017 presso l’Hotel Michelangelo di Milano Cascina Gnocco sarà presente alla manifestazione “Autoctono si nasce” promossa dall’associazione GoWine.

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