Franciacorta ed Expo: Unione di Passioni (e di teste)

logo_EXPOGiovedì 29 ottobre, ospite di Maurizio Zanella, Presidente del Consorzio Franciacorta e patron di Ca’ del Bosco, sono stato al wine bar Franciacorta sul Decumano dell’Expo. L’occasione era l’incontro con i produttori partecipanti per fare il punto finale circa l’iniziativa (l’Expo, come si sa, ha chiuso ufficialmente sabato scorso 31 ottobre). Clima disteso, produttori allegri, del resto i primi numeri snocciolati – rapporto completo e dettagliato tra un paio di settimane – non potrebbero far pensare altrimenti. Ecco infatti le cifre presentate dall’amministratore delegato del Consorzio Giuseppe Salvioni: fatturato del punto vendita 1,5 milioni di euro al netto di Iva, 26.000 bottiglie stappate, ovvero il doppio di quanto viene regalato al Vinitaly, costo/bicchiere un quarto, sempre rispetto a Vinitaly, costo/contatto la metà della miglior campagna di comunicazione.

20151029_185639Ecco le parole più significative dette da Zanella ai produttori franciacortini:

Arrivando qui da noi, molti pensavano che Franciacorta fosse un Paese, altri un nuovo prodotto con le bollicine fatto Oltralpe, altri ancora uno spumante fatto in Veneto. Tutto questo invece ha portato a diffondere molto bene il nome Franciacorta, attirando sempre più persone con il passare dei mesi. Fino a settimana scorsa sono stati venduti oltre 150mila bicchieri di Franciacorta, a un prezzo minimo di 7 euro al calice. Quasi mille al giorno. Questo non è solo un successo commerciale ma un successo di immagine per tutta la zona. Il ringraziamento va a tutti i produttori che ci hanno creduto, perché il costo di questa iniziativa è stato elevato. Se però si pensa che il nome Franciacorta è stato visto da 22 milioni di persone, credo che si tratti del rapporto costo/contatto più basso che abbiamo avuto in qualsiasi tipo di iniziativa.

20151029_192551Ho voluto chiedere un parere sull’operazione a un piccolo produttore, Gigi Nembrini, giovane e appassionato fondatore con l’altrettanto giovane socio Daniele Gentile dell’azienda Corte Fusia, situata sul Monte Orfano. Questa la sua risposta:

Le aziende hanno pagato in base alla quota associativa, altrimenti sarebbe stato impensabile partecipare. Però la visibilità delle bottiglie non è stata proporzionale. Paradossalmente, sarebbero le aziende più grandi a doversi lamentare. Tu devi mettere in conto che ogni anno un tot lo devi investire in promozione. Sarebbe stato assurdo non approfittare di questa occasione. A noi, direttamente, come Corte Fusia, al momento non ha portato praticamente nulla. Ma serve a far girare il nome Franciacorta. Bisogna guardare al futuro, in prospettiva. Siamo una squadra, e alla fine tutti ne avranno un beneficio.

Nella chiacchierata che è seguita con Maurizio Zanella, il Presidente uscente del Consorzio ha sottolineato che si è trattato di una scommessa, come del resto aveva già affermato nel corso dell’intervista concessami pochi giorni prima dell’inaugurazione dell’Expo Riporto le sue parole esatte pubblicate su questo blog il 27 aprile: “Le aspettative sono innanzitutto che arrivino davvero venti milioni di persone. Il che non dipende né da me né da lei. E che, fra questi venti milioni di persone, quelle che fanno parte del target che ci interessa arrivino in Franciacorta. E basta. Se ciò accade, abbiamo fatto bingo. Se non accade, se arriveranno solo tre o quattro milioni di persone, abbiamo investito male i nostri soldi. Tutti gli imprenditori decidono di prendere dei rischi, altrimenti non sarebbero imprenditori. Il sito è meraviglioso e faremo una bellissima figura”.

Infatti è stato un successo, al punto che il wine bar, per il quale si sperava di raggiungere al massimo il pareggio di bilancio, chiude con un attivo di almeno 100.000 euro. «Le aziende – dice Zanella – erano libere di vendere i bicchieri dei loro Franciacorta al prezzo stabilito da loro stesse. Solo che alcune avrebbero voluto vendere a due, tre euro. Noi abbiamo deciso di fissare il prezzo minimo a sette euro. Che non sono pochi. Però è una strategia che si è rivelata vincente. Chi è venuto ha scelto e pagato consapevolmente».

christoUn’anticipazione, sempre da parte di Zanella. «La struttura del nostro wine bar, progettata dall’architetto Falconi, è smontabile e ricostruibile. Al 99% – ancora non è certo, ma dovremmo esserci – sarà collocata nella piazza di Sulzano a giugno 2016, in occasione dell’installazione dell’artista Christo sul lago d’Iseo». Si tratta di una serie di passerelle mobili tramite le quali sarà possibile andare a piedi da Sulzano – sponda bresciana del Sebino – a Monte Isola, l’isola lacustre più grande d’Europa. A lato, un disegno dello stesso Christo che illustra l’opera.

Concludo con un paio di osservazioni personali. Sull’Expo, in generale, si è parlato fin troppo, e molto spesso attraverso pregiudizi di stampo politico e culturale. C’è chi si è vantato con orgoglio di non esserci stato, chi ne ha dipinto un ritratto entusiastico a priori, chi vaticinava – e auspicava – un flop colossale. Mi riservo di parlarne con più calma, in un prossimo futuro.

Sulla Franciacorta. Questo piccolo reportage può sembrare sin troppo enfatico. D’altra parte, il timore che le cose non funzionassero secondo le speranze c’era, quindi è comprensibile che Zanella e Salvioni abbiano calcato la mano sui risultati conseguiti tirando un grosso sospiro di sollievo. L’investimento complessivo dell’operazione Expo – 1.530.000 euro in base al budget approvato a maggio dall’assemblea dei soci – è grosso ed è ancora presto per dire se davvero ne è valsa la pena. Ciò che colpisce, comunque, parlando con i produttori, grandi o piccoli che siano, è l’unione di intenti, al di là dei personalismi. La consapevolezza di far parte di una squadra, dove ciascuno gioca il proprio ruolo. Perlomeno questo è ciò che traspare all’esterno, e questa è in definitiva la vera forza della denominazione.

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