Gli avvoltoi del Brunello

velenitalyEra l’aprile del 2008 quando, durante la settimana del Vinitaly, la fiera vinicola italiana più importante dell’anno, il settimanale l’Espresso sparò in prima pagina il dossier Velenitaly, giocando sull’assonanza del nome. La bomba scoppiò fragorosa: l’inchiesta mischiava infatti con ambiguità vere e proprie sofisticazioni alimentari a base di prodotti chimici su vini di bassissima lega (rievocando lo scandalo del vino al metanolo), frodi e il caso noto alla cronaca come Brunellopoli, ovvero la presenza nel Brunello di Montalcino di uve non consentite dal disciplinare (qui un approfondimento della vicenda, che portò anche a una assurda condanna per diffamazione contro l’amico Maurizio Gily il quale criticò il giornalista dell’Espresso Paolo Tessadri, autore dell’inchiesta, con troppa “incontinenza espressiva”, secondo il Tribunale di Rovereto). 

Va detto che è giusto condannare con totale e assoluto rigore chi si è permesso di “taroccare” il Brunello – che prevede nel disciplinare solo ed esclusivamente uve sangiovese – con vitigni internazionali, anche se ciò non è dannoso per la salute e confondere le due cose è fare cattivo giornalismo. Il caso di cui voglio parlare è però completamente diverso e molto più recente. Pochi giorni fa infatti i Carabinieri del nucleo investigativo di Siena hanno condotto un’indagine sullo spaccio di droga nel comune ilcinese denominata Montalcino Express che ha portato all’arresto di otto persone, tra cui alcuni dipendenti e l’amministratore di un’azienda vinicola. L’attività illegale avveniva all’interno di tre aziende i cui proprietari, secondo lo stesso comunicato dei Carabinieri, “erano totalmente all’oscuro”, e i dipendenti coinvolti nell’operazione “approfittavano della loro buona fede”.

avvoltoio-calvoTanto è bastato tuttavia per far scatenare gli avvoltoi. Il vino in questo caso non c’entra nulla, ma i titoli “vino e droga” si sono sprecati. Il tutto, ça va sans dire, a pochi giorni da Benvenuto Brunello e praticamente in concomitanza con l’anteprima negli USA. Qualcuno ha avuto il coraggio di scrivere “Andiamo negli States a New York e San Francisco per farci ridere in faccia, per farsi magari dire ‘Montalcino the land of Brunello or other things?’”. Tutto per un po’ di clic in più, naturalmente. Altre anime candide si stupiscono che dove circolano tanti soldi, tanti manager, tanti affari e tanti turisti circoli pure tanta cocaina – ma va? Pensano ancora al loro piccolo borgo antico come a un’isola felice e immacolata? Benvenuti nella realtà. Ma soprattutto: il Brunello non c’entra nulla, come – sembra strano ma non lo è – ha dovuto sottolineare Montalcino News in questa nota.

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