Polvere di latte

Ci risiamo. Ogni volta che arriva dall’Unione Europea una comunicazione all’Italia in materia agroalimentare si sollevano subito le barricate, i giornali sparano titoli catastrofisti – sanno bene che in questo momento, come si vede dal termometro politico, la ribellione anti-UE paga – l’indignazione corre sul web, e quasi nessuno si prende la briga di informarsi sul serio di quanto sta realmente succedendo. Questa volta tocca ai formaggi fatti col latte in polvere.

Il titolo de “La Stampa” on line del 28 giugno è significativo quanto a disinformazione. Il resto dell’articolo firmato da Luigi Grassia è anche peggio.

titololastampa

Emblematica anche la reazione del ministro Maurizio Martina su Twitter, a dimostrazione di come, se ce ne fosse ancora bisogno, i social network, con la loro possibilità di replica in tempo reale, siano uno strumento di diffusione virale potentissimo e pericoloso al tempo stesso, visto che veicolano allo stesso modo indifferenziato tanto notizie reali quanto incompetenza e approssimazione.

martinaIn definitiva, cosa è successo? L’Unione Europea ha inviato all’Italia una diffida volta a modificare la Legge 138 dell’11 aprile 1974 che impone il divieto di utilizzo e di detenzione di latte in polvere e latte ricostituito al fine della produzione di prodotti caseari. Questo il passaggio interessato:

È vietato detenere, vendere, porre in vendita o mettere altrimenti in commercio o cedere a qualsiasi titolo o utilizzare:
a) latte fresco destinato al consumo alimentare diretto o alla preparazione di prodotti caseari al quale sia stato aggiunto latte in polvere o altri latti conservati con qualunque trattamento chimico o comunque concentrati;
b) latte liquido destinato al consumo alimentare diretto o alla preparazione di prodotti caseari ottenuto, anche parzialmente, con latte in polvere o con altri latti conservati con qualunque trattamento chimico o comunque concentrati;
c) prodotti caseari preparati con i prodotti di cui alle lettere a) e b) o derivati comunque da latte in polvere;
d) bevande ottenute con miscelazione dei prodotti di cui alle lettere a) e b) con altre sostanze, in qualsiasi proporzione.

Anche il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo non è stato da meno del ministro Martina e ha provveduto a utilizzare lo stesso spaventevole lemma “diktat” rilasciando questa dichiarazione in cui, già che c’era, ha tirato in ballo pure il tema immigrazione: “Siamo di fronte all’ultimo diktat di una Europa che tentenna su emergenze storiche come l’emigrazione, ma che è pronta ad assecondare le lobby che vogliono costringerci ad abbassare gli standard qualitativi dei nostri prodotti alimentari difesi da generazioni di produttori”.

Insomma, sembra proprio che l’Europa ne abbia combinata un’altra delle sue. Ma quali sarebbero queste terribili lobby che “vogliono costringerci ad abbassare gli standard qualitativi dei nostri prodotti alimentari”?

Lui. Oreste Rossi detto Tino, nato ad Alessandria il 24 marzo 1964, perito chimico, ex europarlamentare della Lega Nord, attualmente in Forza Italia.

Oreste Rossi

Con questa interrogazione parlamentare con richiesta di risposta scritta del 17 gennaio 2013 chiedeva al Parlamento Europeo se la famosa legge italiana dell’11 aprile 1974 fosse in linea con il Diritto dell’Unione Europea. In particolare:

Le aziende produttrici di yogurt (per la cui produzione il latte concentrato è un ingrediente essenziale) in Italia, sono, quindi, obbligate a trasportare una quantità di latte maggiore di quella di cui avrebbero bisogno perché, a causa della citata legge, non possono operare il processo di concentrazione all’origine e poi trasportare il prodotto negli stabilimenti.

Questa normativa crea un ingente danno economico e competitivo alle aziende, essendo un ostacolo all’ottimizzazione dei costi logistici e ad una maggiore efficienza del processo produttivo. Inoltre, in base ai principi di libera circolazione nel mercato interno, si viene a creare una situazione di disparità rispetto ad altri paesi europei, come ad esempio Belgio e Francia, che possono utilizzare latte concentrato per la fabbricazione di prodotti lattiero caseari.

Può la Commissione far sapere se ritiene che la permanenza in vigore in Italia della legge 11 aprile 1974 n. 138 e il recepimento della direttiva 2007/61/CE siano in linea con il diritto dell’Unione europea?

Ebbene, i bravi burocrati della Commissione gli hanno risposto e gli hanno dato ragione. Quella legge a quanto pare non è in linea con il Diritto dell’Unione; da qui la diffida, che noi italiani ci siamo chiamati da soli.

Alcuni dettagli conclusivi:

1) Non è stato posto in essere alcun diktat: nessuno sarà costretto a usare latte in polvere, se non lo vorrà.

2) I formaggi a Denominazione di Origine Protetta (Dop) o a Indicazione Geografica Tipica (Igt), per i quali viene utilizzato circa il 50% del latte italiano, non potranno essere prodotti con latte in polvere, in quanto soggetti al vincolo dei rispettivi disciplinari.

3) Se per produrre formaggi fusi, sottilette, formaggini, fiocchi di latte, formaggi light e quant’altro sarà usato latte in polvere, sono pronto a scommettere che non se ne accorgerà nessuno.

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11 commenti a Polvere di latte

  1. Doug ha scritto:

    Possibile che oggi una persona normale che mangia quello che vuole, come vuole e dove vuole sembri un alieno, emarginato dai guru del biologico, biodinamico, vegano, crudista e chi più ne ha più ne metta…….
    Nessun cibo è un veleno se mangiato con buon senso e cognizione di causa.
    Basta con gli estremismi ^

  2. Giovanni ha scritto:

    Nessun estremismo. A me bastano etichette chiare e magari dove sia indicata anche l’origine di ogni singolo ingrediente.
    Le aziende spendono tanto spazio e colore per fare le confezioni bellissime ed allettanti… e allora imponiamogli di dedicare un po’ di spazio scritto in bianco e nero con *tutte* le informazioni sul prodotto.

  3. giampi ha scritto:

    Se si introduce la possibilità di avere un prodotto scadente a minor prezzo, le masse si riverseranno sul prodotto scadente generando appunto quell’adeguamento al ribasso del prodotto in italia, che porterà ad un ulteriore aumento nei costi di chi vuole un prodotto di qualità! Non è sempre dando la scelta che si migliorano le cose!!!

    • Andrea Ferrigno ha scritto:

      Non credo che un utente guardi a un formaggio d’alpeggio a latte crudo e a un galbanino come alternative. I due formaggi hanno semplicemente utenti diversi: chi compra il galbanino non compra il maccagno e viceversa. I costi del primo sono tutti materie prime e lavorazione, i costi del secondo pubblicità e confezione.
      Attualmente i due prodotti hanno più o meno lo stesso prezzo al kg, ma non è che se il galbanino costasse meno io lo prenderei al posto del maccagno. Credo che chi compra formaggi artigianali d’alpeggio farebbe la fame piuttosto che comprare il galbanino.

  4. gattonero2012 ha scritto:

    Mi pare che l’oggetto in questione sia lo yogurt, non i formaggi DOP; sarei curioso di sapere a quale azienda produttrice di yogurt risponda il solerte Oreste Rossi… circa i DOP fatti con latte non italiano potremmo farci delle risate, anche.
    Alberto

    • Francesco Beghi Francesco Beghi ha scritto:

      L’oggetto dell’interrogazione era lo yogurt, ma la modifica della legge riguarda inevitabilmente tutto il settore caseario ed è proprio su quello che si è scatenato il bailamme mediatico. Col mio articolo ho cercato appunto di fare un po’ di chiarezza, viste le stupidaggini lette un po’ ovunque.

      So che Oreste Rossi si è occupato dell’azienda agricola di famiglia; se abbia compiuto la sua azione su “suggerimento” di qualche azienda importante non è dato sapere e, detta così, è solo un’illazione priva di fondamento.

      Quanto ai formaggi Dop fatti con latte non italiano, vale lo stesso discorso dei vini Doc fatti con uve di provenienza estranea: possiamo farci tutte le risate che vogliamo, in privato, ma se le cose si scrivono in pubblico bisogna avere le prove, altrimenti anche in questo caso si tratta solo di illazioni.

      Francesco Beghi

      • gattonero2012 ha scritto:

        Mi è chiaro ciò che hai scritto e l’intenzione che ti ha mosso, ottimi ambedue. Circa le illazioni, mettiamola così: se un notissimo produttore di graspa, raccomandava alla mia parente: “Dionisia, non staga a ber la me graspa”, secondo Lei io bevo ancora quella grappa? Diciamo che ai piedi del monte sacro alla Patria, con il latte ungherese (forse anche ottimo), si lavorano formaggi che escono con il marchio DOP. È colpa mia se chi partecipa alla truffa me lo viene a raccontare? Chi sono io per giudicare?
        Alberto

        • Francesco Beghi Francesco Beghi ha scritto:

          Eh ma il punto non è giudicare: il punto è ciò che si scrive e la responsabilità che ne deriva. Anche a me, in privato, ne raccontano di ogni. Però se scrivo certe cose, facendo nomi e cognomi, senza adeguata documentazione a supporto, mi becco una querela. E anche se certe cose le pubblico, perché per legge sono responsabile di tutto ciò che compare sul mio blog, commenti dei lettori inclusi.

  5. chiccomagnus ha scritto:

    analisi quantomeno imbarazzante se permetti, soprattutto le conclusioni.

  6. Andrea Ferrigno ha scritto:

    Sono perfettamente d’accordo. Ognuno faccia il formaggio, lo yogurt, le sottilette, come meglio crede, tanto la qualità emerge sempre, no? Personalmente tengo soltanto a due cose: sicurezza e trasparenza sulla provenienza di ogni ingrediente. Solo su queste due cose fare le barricate.

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