Quei Tre Bicchieri che non interessano a nessuno

tre-bicchieri-2016-640x426Settembre, andiamo, è tempo di vendemmiare. E di Guide vinicole. Quelle, per intendersi, superate, morte, inutili, nocive.

È curioso notare come siano i primi e più agguerriti nemici delle Guide vinicole, ovvero, cito per esempio Franco Ziliani in riferimento alla Guida “Vini d’Italia” edita dal Gambero Rosso con cui collaboro da 15 anni: “Sono già morti e sepolti da anni” i primi a commentarne, anno dopo anno, gli esiti, con toni che vanno dall’accusa allo scherno, all’approvazione di questo o di quello. Una sorta di necrofilia.

Insomma, sempre per rimanere nel tema della “mia” Guida: ciascuno ha in tasca la propria personale lista dei Tre Bicchieri, che naturalmente non coincide con quella ufficiale. Altrettanto naturalmente, nessuna lista di ciascun blogger, “giornalista indipendente” o semplice appassionato coinciderebbe con quella di alcun proprio omologo, visto che non stiamo parlando di scienze esatte e di misurazioni con strumenti ma di semplici sensazioni gusto-olfattive da tradurre poi in scale di punteggi.

prof-perquisisceDunque queste Guide che non servono a niente suscitano una montagna di chiacchiere che vanno a riempire centinaia di blog, almeno quelle. Meno male, altrimenti si correrebbe davvero il rischio di sentirsi inutili.

Analizziamo le critiche, ciclicamente uguali tutti gli anni come il corso delle stagioni:

  1. Premiate sempre gli stessi!
  2. Chi cavolo è questo carneade che avete premiato?
  3. Ah ah ah il vino del vip fatto dalla solita enostar!
  4. Ah ah ah il vino del contadino che puzza! (il vino, non il contadino)
  5. Come avete osato non premiare il miglior vino della (inserire Regione)?
  6. Come avete osato premiare il vino di quello lì che è un farabutto?
  7. Tanto si sa che i Tre Bicchieri si comprano!

Provo a dare una risposta sintetica a questi classici, limitandomi alle zone viticole di mia competenza per quanto riguarda la Guida (Oltrepò Pavese e parte della Provincia di Brescia – le uniche per ora in grado di proporre vini da Tre Bicchieri – più Provincia di Mantova, San Colombano, Valcalepio). Non parlo di zone e di vini che non conosco, o che conosco in modo limitato e comunque di cui non mi occupo dal punto di vista professionale.

  1. Ebbene sì: pare impossibile, ma c’è gente che sa fare il vino buono tutti gli anni, anche nelle vendemmie difficili.
  2. Ebbene sì: pare impossibile, ma ogni tanto c’è qualche produttore che, dopo anni di gavetta, avendone seguito costantemente la crescita e i miglioramenti, arriva all’eccellenza. Ci sarebbe di che esserne contenti. Non fosse che, magari, chi il premio non l’ha ricevuto talvolta non la prende molto sportivamente. A volte, troppo pochi bicchieri danno alla testa.
  3. Come ho detto, non mi occupo di vini e zone che non conosco. Per quanto mi riguarda, posso solo constatare che incredibilmente anche agli enologi famosi capita di fare vini buoni.
  4. Mai fatto.
  5. Per quanto riguarda l’Oltrepò Pavese, la zona in cui abito, succede ancora oggi di leggere, Anno Domini 2015, “per me Oltrepò è solo Barbacarlo”. No comment, pur con tutti gli onori dovuti al Comm. Maga Lino.
  6. Il Gambero Rosso non è Il Fatto Quotidiano, io personalmente non sono Marco Travaglio e casa mia non è una succursale della Procura. A Milano, mia città natale, si dice Ofelee, fa el tò mestee: a ciascuno il suo mestiere. Io assaggio vini.
  7. In vita mia di bicchieri ne ho comprati tanti ma non ne ho mai venduto nessuno.

Qualche altra considerazione. Spesso i giudizi delle varie Guide divergono anche di parecchio fra loro. E meno male, dico io: altrimenti sai che noia, sarebbero delle fotocopie l’una dell’altra.

A questo proposito, ogniqualvolta un vino non ottiene grande riscontro su una guida/pubblicazione mentre viene ben giudicato su di un’altra, e magari l’anno successivo succede il contrario, avviene un curioso fenomeno: per il produttore, ha sempre ragione chi assegna il punteggio più alto. Sicché noialtri ci si ritrova costantemente sopra un’altalena in cui si passa dalla condizione di bravi degustatori a quella di certificati somari, e viceversa.

fotofinishMettiamola così: una sessione di degustazione è come una finale dei 100 metri alle Olimpiadi. Può succedere che un vino ci arrivi appena appena fuori forma. Magari a un mese di distanza l’esito sarebbe potuto essere diverso. Non siamo la Bibbia, e non ci divertiamo affatto a stroncare il duro lavoro dei vignaioli dall’alto di una torre d’avorio. Se poi qualcuno ritiene che certi blog siano più autorevoli o indipendenti delle Guide, padronissimo di farlo. Trovo positivo il fatto che l’offerta si sia allargata. Sta all’intelligenza e alla saggezza di ciascuno valutare l’autorevolezza di ciascuna fonte di giudizio filtrandola attraverso le proprie esperienze personali.

A proposito di blog, cito nuovamente Franco Ziliani – d’altra parte, volenti o nolenti, è uno dei pochi che si occupano di Oltrepò – persona la cui competenza in fatto di bollicine non può certo essere messa in discussione. Ebbene, su lemillebolleblog l’OP Brut 1870 di F.lli Giorgi per cui il premio dei Tre Bicchieri “ci può stare”, il Nature di Monsupelloben scelto, indiscutibile, di riferimento” (entrambi pluripremiati con i Tre Bicchieri) e il Franciacorta Cuvée Prestige di Ca’ del Bosco (Due Bicchieri in Guida) “di cui rispetto le logiche commerciali ma non mi fa impazzire di certo e non sceglierei mai al ristorante stellato o in un wine bar per fare la figura di quello che sa scegliere il brand ed il prodotto à la page, cult e modaiolo” (i virgolettati sono dell’autore, estrapolati dal blog e dalla sua pagina Facebook) hanno ottenuto tutti e tre il medesimo punteggio di otto stelle su dieci (sette la versione della Cuvée Prestige in bianco). Questo lo dico non certo per aprire uno sterile fronte di polemica bensì per cercare di far comprendere quanto sia difficile restringere l’ampio ventaglio di sensazioni che può dare un vino in banali punteggi, di qualunque tipo essi siano, a maggior ragione se si degustano in tempi e ambienti diversi.

Parabola finale: meno male che le guide non servono a niente. Pensate se servissero a qualcosa!

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13 commenti a Quei Tre Bicchieri che non interessano a nessuno

  1. Alessio ha scritto:

    Condivido in pieno

  2. bravo Beghi, risposta ben articolata e intelligente. Ma tu sei una persona intelligente, quindi il tuo commento non mi stupisce affatto

  3. raimondo ha scritto:

    tutto giusto, ma Picchioni?

    • Francesco Beghi Francesco Beghi ha scritto:

      Temo di non capire, Raimondo. Picchioni in che senso? Forse perché non ha mai preso i Tre Bicchieri, pur essendo andato varie volte in finale? Lo stesso si può dire di molti altri bravi produttori, non solo di Picchioni, e non solo in Oltrepò. Ti rammento che ormai parecchi anni fa, precisamente sulla guida 2008, questa fu la scheda grande che scrissi, quando ancora non era molto conosciuto (parimenti lo stesso anno anche Massimo Zanichelli sulla Guida de l’Espresso gli riconobbe ampio spazio e alti punteggi, quindi a quanto pare qualche volta ci azzecchiamo).

      Andrea Picchioni, con l’indispensabile supporto di mamma Rosa, del papà Antonio, della moglie Silvia e anche della figlia Asia, 12 anni, che disegna alcune delle etichette, guadagna la scheda grande per via della serietà del suo lavoro e della crescita costante di una piccola cantina dalla quale non escono mai vini banali. Quest’anno il punteggio migliore è andato al Buttafuoco Bricco Riva Bianca ’03, vino di notevole struttura e complessità, caratterizzato come sempre da una seducente nota balsamica e da intensi profumi di frutti di bosco. Molto buono anche il Rosso d’Asia ’03, 90% croatina, anch’esso segnato dai sentori balsamici tipici della Val Solinga dove si trovano i vigneti, profondo e integro nel frutto maturo, con i tannini della croatina che devono ancora maturare pienamente. Più morbido per via di un avvertibile 15% di merlot (il resto è croatina), meno complesso e di più facile beva l’altro Igt Monnalisa ’03. Tra le migliori dell’annata, profumata di confettura di amarene, polposa e con tannino fine, la Bonarda Vivace ’06; giudizio simile per il Sangue di Giuda. Ben eseguito il Buttafuoco “base” Luogo della Cerasa ’06.

  4. Barbara ha scritto:

    Stessa domanda di Raimondo, perchè la risposta mi è davvero poco chiara, soprattutto dopo aver visto (ed assaggiato) alcuni vini premiati, e mi limito a considerare quelli dell’Oltrepo Pavese. Chiedere è lecito rispondere è cortesia. Prego solo di farlo con motivazioni valide.

    Nb
    La domanda per chi non la ricordasse è: Picchioni?

    • Francesco Beghi Francesco Beghi ha scritto:

      Allora cercherò di essere più chiaro e sintetico. Tutte le volte che i vini di Picchioni sono arrivati in finale a Roma, dove il panel di degustazione alla cieca è composto da 5 o 6 persone (me incluso), la media del punteggio non ha mai raggiunto quei 90/100 necessari per l’assegnazione dei Tre Bicchieri.

      Quanto a ciò che penso io personalmente, può per esempio leggere questo articolo: http://francescobeghi.it/rosso-dasia-99/

      • claudio ha scritto:

        una domanda di pura curiosità, spero quindi di non innescare polemiche: in finale a Roma, durante le degustazioni alla cieca, lei riconosce i vini dell’OP che è la zona di sua competenza? Ad esempio i vini di Picchioni (un esempio a caso, tanto ormai sarà martoriato dagli acufeni…)
        P.S. complimenti per il blog

        • Francesco Beghi Francesco Beghi ha scritto:

          Dipende da come vengono composte le batterie (solitamente da 6 vini, con intrusi di altre zone, operazione compiuta dalle persone che poi effettuano il servizio). Talvolta sì, visto che sono 15 anni che opero su questo territorio, mi succede di riconoscere un vino, o perlomeno di averne un forte sospetto, ma naturalmente non mi focalizzo su quello e cerco di non farmi influenzare. D’altra parte, il mio punteggio, come ho già scritto, influisce solo per 1/5 o 1/6 sul risultato finale.

          Grazie per i complimenti.

  5. Barbara ha scritto:

    Insomma, forse tutta colpa di strane e beffarde combinazioni astrali, le stesse, immagino, che hanno fatto assegnare i 3 Bicchieri a bollicine oltrepadane beffeggiate con ironia magistrale in altro blog, qui citato, o altri discutibili metodi classici premiati di fresco. Discutibili al palato di chi il vino non lo assaggia per professione, giusto per citarla, ma solo per passione.

    La ringrazio per la chiara e sollecita risposta
    Cordiali Saluti

    • Francesco Beghi Francesco Beghi ha scritto:

      Tutto è discutibile. Se lei volesse rileggere questo articolo, credo che si ritroverà facilmente in alcuni dei sette punti che ho indicato nell’elenco delle critiche più comuni fatte alle Guide. Saluti.

  6. Piero ha scritto:

    Sulla tua onestà di degustatore ma, soprattutto, di persona non ho mai avuto dubbi.
    A livello di finali nazionali penso che altre motivazioni, legate all’importanza dell’azienda, alla fama dell’enologo, alla disponibilità alle manifestazioni promozionali ed alla pubblicità editoriale, non siano estranee alle valutazioni finali.
    C’est l’ argent qui fait la guerre ?
    In parte si ma con questo non metto in discussione l’esistenza e l’utilità delle Guide

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