Villa Odero ’91 – Frecciarossa

villa-oderoLa Tenuta Frecciarossa è una di quelle aziende site soprattutto nella zona del Casteggiano, ossia nella prima zona collinare dell’Oltrepò Pavese centrale, impreziosite da ville costruite nella seconda metà dell’Ottocento da ricchi proprietari, talvolta portatori di alcuni quarti di nobiltà, che tra queste dolci colline trovavano rifugio ideale soprattutto d’estate.

Ma non è di architettura né di storia che voglio parlare. Perché questa villa, costruita nel 1860 e acquistata nel 1919 dal genovese Mario Odero con tutta la proprietà, ha dato il nome a uno dei vini dell’Oltrepò che ho amato di più. Suo artefice, all’epoca, quando Margherita Odero aveva appena assunto la preziosa eredità del padre Giorgio, il celebre enologo toscano Franco Bernabei.

Ho avuto la fortuna di assaggiare il Villa Odero ’91 (e i suoi parenti stretti ’90 e ’89) tre o quattro volte, negli ultimi anni, prelevato dalla cantina-archivio di famiglia e, a parte una bottiglia sfortunata per colpa di un tappo colato, l’ho sempre trovato in forma splendida. Figlio di un classico uvaggio barbera-croatina-uva rara, esprime come pochi l’equilibrio tra la forza – che non è difficile da trovare in vini di tal natura – e l’eleganza, elemento invece assai più raro. Il colore granato scarico dei grandi rossi invecchiati predispone i sensi all’avvicinamento cauto quanto fiducioso, e non c’è bisogno neppure di tanta presa d’ossigeno per far emergere tutto il bouquet di confetture spolverate di spezie orientali, con l’incenso, la liquirizia e la mentuccia a far da corollario. La bocca è ancora agile, viva, quella di un vino che non ha alcuna intenzione di abbandonarsi agli acciacchi della terza età ma mostra vigore, espressione, sostanza e matura profondità.

Il difetto? Non viene più prodotto dal 1998. Attualmente le singole componenti – barbera, croatina, uva rara – danno vita a tre vini differenti. Io sono circa dieci anni che garbatamente suggerisco all’azienda di ricominciare a produrlo. Magari con un altro nome, giusto per non creare confusione con il pluripremiato Pinot Nero Giorgio Odero, attuale punta di diamante della tenuta. Continuo a dirlo a Margherita Odero, alla figlia Valeria Radici, all’attuale enologo Gianluca Scaglione. Non ho ancora perso la speranza.

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