Di Tom Stevenson, di Oltrepò e di “Confusione Pavese”

tomsMessy Pavese: la ipsilon finale fa capire che l’asso del Barcellona non c’entra nulla. Confuso, caotico, disordinato: scegliete voi l’aggettivo che preferite per la traduzione del titolo che Tom Stevenson ha piazzato come sorta di sentenza a quello che probabilmente è il più lungo e approfondito articolo mai uscito finora in lingua inglese sull’Oltrepò Pavese. Articolo pubblicato on line poco più di un mese fa del quale a questo link potete trovare l’accurata traduzione in italiano eseguita in esclusiva per questo blog dal fido Roger Marchi.

Innanzitutto due parole di presentazione sulla persona e sul contesto: Tom Stevenson è un giornalista vinicolo britannico di peso (in tutti i sensi) e di lungo corso, che tra le varie attività organizza un campionato mondiale di Champagne e “sparkling wine” (con questa definizione in inglese si intendono tutti i vini con le bolle, Metodo Classico, Martinotti o frizzanti che siano). La tappa oltrepadana del tour mondiale di Tom Stevenson è stata organizzata dagli amici di Winenot? presso la Tenuta Scarpa Colombi, con la partecipazione straordinaria di Franco Ziliani (io non vorrei citarlo così spesso, ma me lo ritrovo ovunque… 🙂 ). Considerato che oltretutto il luogo è a cinque minuti d’auto da casa mia, mi è sembrato opportuno fare un salto non tanto e non solo per fare un selfie con Ziliani ma per cogliere l’occasione di scambiare due chiacchiere con Tom Stevenson al termine della degustazione e ascoltare di prima mano le sue impressioni.

begzilCome specificato in questo post sul blog di Winenot?, gli spumanti assaggiati dal duo britanno/bergamasco sono stati 72, e c’era un po’ di tutto: Metodo Classico, Metodo Martinotti, Moscato. A mio avviso il quadro rappresentativo del territorio non era propriamente completo, tuttavia mi risulta che l’invito a partecipare fosse stato esteso a tutte le aziende, quindi non c’è stata nessuna selezione in ingresso ma una precisa scelta di partecipazione o non-partecipazione da parte delle aziende stesse. Quanto al fatto che una iniziativa del genere – per la quale si è scomodato persino l’Assessore all’Agricoltura della Regione Lombardia Gianni Fava, giunto a portare personalmente i saluti – non dovrebbe svolgersi presso un’azienda privata ma dovrebbe piuttosto vedere il coinvolgimento del Consorzio, possibilmente con l’incentivo a partecipare che la fattiva presenza del maggiore Ente preposto alla promozione e alla valorizzazione del territorio dovrebbe automaticamente comportare, evito di spargere ulteriore sale su ferite che sono ben lungi dal rimarginarsi e su cui forse tornerò in un altra circostanza, visto che il tutto è avvenuto proprio quando la tensione tra Consorzio e Distretto era ai massimi livelli.

Ora però è giunto il momento di fare le pulci a Tom Stevenson e al suo articolo. Naturalmente non entrerò nel merito dei giudizi sui vini, che lo hanno portato a premiare solo 11 dei 72 vini presentati. Si può semmai criticare l’approccio tipicamente anglosassone alla degustazione, di cui discutevo giusto qualche giorno fa con il boss di Winenot? Fabrizio Calì: scarso interesse per il terroir, una propria idea di come un certo tipo di vino deve essere, e giudizi via via decrescenti a mano a mano che i vini si discostano da questo modello (oltre ovviamente alla messa in rilievo dei difetti – o di quelli che vengono percepiti come tali, il che non sempre è un concetto equipollente in un oceano vasto e opinabile come è quello dell’analisi sensoriale).

So che Stevenson, cercando di informarsi sull’Oltrepò prima del suo sbarco, si è lamentato dell’assoluta carenza di materiale divulgativo in lingua inglese sul territorio. So anche che – finalmente – l’attuale Direttore del Consorzio Emanuele Bottiroli ha avviato un progetto che a questa carenza porrà rimedio. Possiamo quindi perdonargli qualche inesattezza tipo “l’Oltrepò Pavese […] è l’unica parte della Lombardia a sud del grande fiume Po”, giacché sappiamo che esiste anche l’Oltrepò Mantovano, dove pure si produce vino. Però, mio buon Tommaso, quando dici che l’Oltrepò Pavese è la parte più meridionale della Lombardia nella quale si producono vini di tutti i tipi, senza che nessuno riceva grandi elogi” ti trovo un po’ distratto, visto che qualche riconoscimento, e non del tutto insignificante, arriva pure in questa landa dimenticata. Certo, risponde al vero l’affermazione “se chiedete dell’Oltrepò Pavese agli appassionati italiani più informati, vi diranno che in Oltrepò si coltiva un sacco di pinot nero, ma non vi sapranno citare alcun vino oltrepadano di eccellenza”. Ma il problema non è il fatto che non ci siano: il problema è che non lo sanno!

ChampagneStevensonNiente da dire, invece, sul succo dell’articolo, quello da cui deriva il titolo del pezzo. La Denominazione è nata sbagliata e andrebbe riformata radicalmente. Il “casino pavese” nasce anche e soprattutto da lì. Quali siano poi le strade migliori per farlo è argomento complesso. Per fare un semplice esempio – e si parla di una sola tipologia – se leggete l’articolo di Tom Stevenson vedrete come sia insistente sul fatto che, a suo giudizio, il Blanc de Blancs della Tenuta Scarpa Colombi sia il miglior Metodo Classico dell’Oltrepò e, di conseguenza, il disciplinare della Docg dovrebbe consentire anche il 100% di chardonnay, sconfessando di fatto tutta la politica promozionale oltrepadana degli ultimi anni incentrata sul pinot nero.

Al termine della degustazione, dopo le presentazioni di rito, ho provato col mio zoppicante inglese a cogliere a caldo le sensazioni di Tom Stevenson. In breve, non mi ha detto cose molto differenti da quelle che ho poi avuto modo di ritrovare nel suo articolo. È emerso anche un problema ulteriore, da me suggerito e da lui condiviso pienamente: la frammentazione estrema del territorio, che porta ad avere tantissime aziende di piccole dimensioni, le quali a loro volta suddividono la produzione in un numero eccessivo di etichette, con il risultato finale di avere vini – e nello specifico spumanti Metodo Classico – realizzati in poche migliaia, se non poche centinaia, di esemplari. Con ciò che ne consegue sia a livello tecnologico (fare bene il Metodo Classico comporta investimenti significativi in fatto di attrezzature, e difatti in Oltrepò prosperano i contoterzisti) sia a livello commerciale.

Sull’argomento per me più interessante, ovvero quello che riguarda i difetti tecnici, avrei dovuto degustare assieme a lui per poter avere un confronto diretto. Di certo, scorrendo l’elenco dei vini partecipanti e soprattutto di quelli premiati e non premiati, posso concordare con lui su vari punti. Su altri, mi sarebbe piaciuto scambiare qualche opinione sul campo. E mi rammarica anche qualche assenza di rilevo. Detto questo, spero che questa non sia la prima e ultima visita di Tom in Oltrepò Pavese e che altri suoi colleghi ne seguiranno l’esempio. Più o meno negli stessi giorni, peraltro, il Consorzio ha ospitato un personaggio non certo da meno come Daniel Thomases, americano da anni trapiantato in Toscana, anche se non mi è dato sapere se e cosa abbia esattamente scritto in merito. Ben vengano, comunque, e ben vengano le critiche costruttive, sebbene una frase di Tom Stevenson sia abbastanza illuminante su come venga percepita l’Italia vinicola all’estero – Italia di cui, come mi ha detto lui stesso, l’Oltrepò è una rappresentazione in scala ridotta: “il mondo del vino italiano è una matassa così intricata che non potrà mai essere sbrogliata”.

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4 commenti a Di Tom Stevenson, di Oltrepò e di “Confusione Pavese”

  1. Stefano ha scritto:

    Lei cosa ne pensa del Blanc de Blanca della Tenuta Scarpa Colombi?
    Stefano

    • Francesco Beghi Francesco Beghi ha scritto:

      Credo che sia un buon Metodo Classico. Roberto Colombi è bravo e lavora bene. Non credo che sia il migliore dell’Oltrepò né particolarmente rappresentativo del territorio, in base alla mia esperienza personale.

  2. doug ha scritto:

    Magari Gianni Fava, invece di interessarsi di tutto ciò ed alle polemiche Distretto/Consorzio con la delicatezza di un elefante in una cristalleria, farebbe meglio ad interessarsi della misura 214 del PSR – coltivazione ecosostenibile – che, per il secondo anno di fila, la Regione Lombardia non riesce ad organizzare facendo perdere contributi ai viticoltori virtuosi e premiando gli inquinatori.
    Come mai le Regioni limitrofe – Piemonte ed Emilia Romagna – ci sono arrivate?
    Non c’entra un c…. ma, quando ce vo ce vo……..

    • Francesco Beghi Francesco Beghi ha scritto:

      Tralasciando l’off topic, non ho il piacere di conoscere l’Assessore, anche perché quando sono giunto alla degustazione lui era già andato via. Inoltre dubito che legga questo blog. Siccome da quel che lei scrive posso supporre che sia un agricoltore, visto che Gianni Fava è presente su Twitter, su Facebook e ha un sito personale con un form per i contatti, penso che lei abbia più probabilità di essere ascoltato rivolgendosi direttamente a lui, non crede?

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