E se l’Oltrepò ripartisse dal Bonarda?

croatinaNon si può certo dire che l’Oltrepò Pavese stia passando un periodo tranquillo. Non starò qui a rievocare le vicende, giudiziarie ed extragiudiziarie, accadute nel corso degli ultimi due anni. Non è questo lo scopo del mio post.

Come molti sanno, la zona è tra le più vocate per la viticoltura in Italia. E forse questo è uno dei motivi per cui si sono piantati nel corso del tempo vitigni di ogni sorta, e la stessa denominazione prevede una quantità spropositata di tipologie, anche se è in corso la revisione del disciplinare che dovrebbe ridurle drasticamente.

Logico quindi che in uno scenario del genere ogni azienda di valore si sia creata una propria identità: chi con gli spumanti, chi col Pinot Nero vinificato in rosso, chi con i vini frizzanti, chi con i vini rossi da invecchiamento…

C’è però un vino che lega tra di loro praticamente tutte le cantine, grandi e piccole: il Bonarda, come si dice a Rovescala, la sua patria; o se preferite “la” Bonarda. Il Bonarda vivace, naturalmente. Un vino eclettico, unico, buono per tutte le stagioni, anche ben fresco in estate.

Questa primavera, girando per le aziende e assaggiando parecchi vini in anteprima, ho preso atto di qualcosa che francamente non mi ha stupito, visto l’ideale andamento climatico dell’annata 2015 soprattutto per le uve a bacca rossa: è l’anno del Bonarda. Un dato di fatto puntualmente emerso nel corso delle degustazioni alla cieca per la guida Vini d’Italia 2017 del Gambero Rosso. La media qualitativa più alta mai riscontrata nei miei 16 anni di Guida, con delle punte di assoluta eccellenza.

consorziologoÈ del tutto comprensibile che molte aziende puntino su prodotti con più appeal, come Metodo Classico o Pinot Nero. Però l’identità più profonda dell’Oltrepò è rappresentata dal Bonarda, ottenuto da un’uva autoctona come la croatina. Un vino che, oltretutto, può vantare numeri significativi per quanto riguarda la produzione, a differenza di altre tipologie.
BonardaperfettaEcco quindi la mia proposta, dedicata alle aziende, al Consorzio, al Distretto: puntare in primo luogo sul Bonarda, farne un nome forte, un vanto e un elemento di unione, perché remare tutti nella stessa direzione è fondamentale, soprattutto quando le acque sono agitate. Indipendentemente da progetti come la Bonarda dei Produttori che ha un regolamento interno più restrittivo rispetto alla Doc. E un piccolo suggerimento per il nuovo disciplinare: in attesa di definire uno o più nomi per i vini rossi fermi a base di croatina e/o barbera, stabilire in modo definitivo che il Bonarda può essere solo vivace.

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