Il triello di bolle da carrello

triello2Con questo triello si inaugura la sezione Sfide del blog: confronti, contrapposizioni tra vini accomunabili fra loro sia come tipologia sia come prezzo (e, magari, non solo di vini…). In questo caso parliamo di Metodo Classico, di bottiglie prodotte in milioni di pezzi e provenienti dalle tre principali aree spumantistiche italiane: Franciacorta, Oltrepò Pavese e Trentino (in rigoroso ordine alfabetico).

Milioni di pezzi, ovvero grande distribuzione: ebbene sì, come dimostrato nella rubrica Il Vino della Settimana, non è necessario svenarsi per bere più che dignitosamente, fermo restando il fatto che le enoteche restano un punto di riferimento irrinunciabile per trovare vini più “selezionati” (e non sempre troppo costosi).

Eccoci quindi a confrontare fra loro queste tre bottiglie che probabilmente tutti, o quasi, si sono ritrovati a bere a qualche festa oppure a comprare all’ultimo minuto da portare a casa di un amico.

berlucchiFranciacorta Docg Cuvée Imperiale – Berlucchi
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Il marchio è probabilmente il più conosciuto in assoluto tra chi compra bolle italiane al supermercato. Pioniera della Franciacorta, l’azienda ha per molti anni preferito puntare sul brand evitando qualsiasi denominazione imbottigliando i suoi prodotti solo come Vsq (Vino Spumante di Qualità) e assemblando uve di varia provenienza. Dal 2011 è “tornata a casa” convertendo tutte le etichette, Cuvée Imperiale inclusa (della quale esistono 4 versioni) a Franciacorta Docg.

Io per il triello ho considerato, per omogeneità con la concorrenza, la più diffusa Cuvée Imperiale Brut, ottenuta con un 90% di chardonnay cui si aggiunge il 10% di pinot nero. Il colore è giallo paglierino mediamente carico, la bolla piuttosto esuberante anche se non finissima, il profumo molto marcato sui sentori di agrumi gialli, cedro e limone, con accenni floreali. All’assaggio colpisce l’accentuata mineralità, che fa da spalla a una verticalità piuttosto rigida; è un vino fatto per essere accattivante, ovviamente, ma in realtà non è particolarmente piacione. Tecnicamente impeccabile, resta a metà del guado: non esprime il territorio di provenienza né appare uno specchietto per le allodole. In definitiva, si può definire abbastanza anonimo.

cartaoroCartaOro Vsq – La Versa
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La Versa ha rappresentato per molti anni il simbolo della spumantistica oltrepadana, soprattutto negli anni d’oro della gestione dell’illuminato Duca Denari, quando il marchio La Versa campeggiava sullo striscione di arrivo delle tappe del Giro d’Italia e la magnum d’ordinanza veniva stappata dal vincitore di turno. Poi vicissitudini varie, cattive gestioni, tentativi di risanamento e un futuro quanto mai incerto (ne ho parlato poco tempo fa in questo post). Peccato, perché i vini escono buoni, potrebbero essere ancora meglio e in cantina giace tuttora un patrimonio di vecchie annate.

Questo CartaOro, già recensito tre mesi fa, ha uvaggio opposto rispetto al Berlucchi, e non potrebbe essere diversamente essendo l’Oltrepò Pavese la patria italica del pinot nero. Il colore il più intenso dei tre, dorato, con bolla intensa e persistente, di buona finezza. Ha profumi di frutti tropicali (ananas in primo piano), frutti di bosco, agrumi, miele e frutta secca, mentre in bocca si mostra caldo, carnoso e ricco. Dei tre contendenti è senza dubbio il più gastronomico, quello cioè che meglio si accompagna a tutto pasto.

FerrariTrentoDoc Ferrari Brut -Ferrari 
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Ferrari è un altro di quei marchi con cui si va sul sicuro: tutti lo conoscono, tutti si fidano, è un atout che va sempre bene per ogni occasione. Un altro caso, simile a quello di Berlucchi, in cui la denominazione, di cui l’azienda della famiglia Lunelli rappresenta Gulliver nel paese di Lilliput, risulta del tutto irrilevante, nel senso che poco importa alla maggior parte di chi acquista questo Brut base il fatto che sia prodotto in Trentino piuttosto che in Sicilia. L’importante è che sia affidabile, sicuro, accattivante per tutti i palati. Mentre i prodotti di punta, dal Perlé (che pure è prodotto in mezzo milione di pezzi e non è difficile trovare anch’esso sui banchi della GDO) fino allo splendido Giulio Ferrari, sono destinati a un pubblico più appassionato.

Alla prova dei fatti questo Brut si presenta bene, con un colore paglierino brillante e un perlage fine e persistente. I profumi sono fragranti, di frutti gialli, crosta di pane e una nota di frutta secca ma c’è una bella vena sapida e minerale che fa presagire un impatto in bocca piuttosto netto, vivo, incisivo. Naturalmente non c’è grande spalla, non è e non vuole essere un vino ampio e ricco con cui pasteggiare, però e bello agile e scattante e lascia in bocca una piacevole sapidità.


Commento finale? Tre prodotti differenti, e meno male, visto che provengono da territori molto diversi per storia e tradizione (con buona pace di chi ancora oggi si immagina il Metodo Classico italiano raccolto sotto una sola improbabile denominazione non pago del fallimento dell’operazione Talento).

  • Il Buono (Clint Eastwood): Ferrari, con la sua eleganza verticale
  • Il Brutto (Eli Wallach): La Versa, con la sua cicciosità carnosa
  • Il Cattivo (Lee Van Cleef): Berlucchi, con la sua mineralità agrumata

(Non dovrebbe essercene bisogno, ma meglio specificare che le definizioni sono puramente cinematografiche, un omaggio a Sergio Leone).

 

Vino Produttore Uvaggio Prezzo in € Voto in centesimi
Franciacorta Docg Cuvée Imperiale Brut Berlucchi 90% chardonnay
10% pinot nero
9,90 76
CartaOro Vsq Brut La Versa 90% pinot nero
10% chardonnay
10,90 80
TrentoDoc Ferrari Brut Ferrari 100% chardonnay 11,90 81

 

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1 commento a Il triello di bolle da carrello

  1. ehi Francesco, il prossimo triello lo si assaggia insieme… 🙂 Avrei scommesso che avresti trovato come più buono La Versa, invece l’azionista di maggioranza, il padrone del Trento Doc, anche se sulla facciata della cantina si legge Spumante/i

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