Messy Pavese

di Tom Stevenson – traduzione di Roger Marchi

roger

Roger Marchi

Il Metodo Classico DOCG dell’Oltrepò Pavese è probabilmente uno degli spumanti italiani meno conosciuti. Del resto, presso la maggior parte del pubblico anglofono, le parole “Oltrepò Pavese” suscitano subito un perplesso “ma che cos’è?”. Bene, l’Oltrepò Pavese è la parte più meridionale della Lombardia nella quale si producono vini di tutti i tipi, senza che nessuno riceva grandi elogi. E quindi, perché ci sono andato?

Ho deciso di andare in Oltrepò Pavese perché alla prima edizione del Campionato del Mondo di Champagne e Spumanti (CSWWC), che ho organizzato nel 2014, il Blanc de Blancs della Tenuta Scarpa Colombi aveva dato eccellente prova di sé. Degustato (naturalmente) alla cieca, quel Metodo Classico era risultato senza dubbio il migliore fra quelli italiani prodotto fuori dalla Franciacorta e dall’area del TrentoDOC, staccando nettamente gli altri concorrenti. Poiché è prodotto con il 100% di chardonnay, il Metodo Classico di Scarpa Colombi non può fregiarsi della DOCG Oltrepò Pavese, che è invece assegnata solo ai Metodo Classico prodotti con almeno il 70% di pinot nero (85% per il Cruasé). La mia visita in Oltrepò prevedeva un’ampia degustazione (tenuta in una singola sede) con una duplice speranza: da un lato, quella di farmi un’idea della DOCG, dall’altro, quella di verificare se ci fosse qualche altro Metodo Classico di valore prodotto con uve chardonnay (in purezza o in prevalenza) al di fuori della DOCG. Insomma, volevo capire se il Blanc de Blancs della Tenuta Scarpa Colombi fosse l’eccezione o la regola.

L’Oltrepò Pavese è situato nella parte meridionale della provincia di Pavia ed è l’unica parte della Lombardia a sud del grande fiume Po (da qui il nome Oltrepò: “al di là del Po”). Se chiedete dell’Oltrepò Pavese agli appassionati italiani più informati, vi diranno che in Oltrepò si coltiva un sacco di pinot nero, ma non vi sapranno citare alcun vino oltrepadano di eccellenza.

In Oltrepò Pavese, in effetti, viene coltivato talmente tanto pinot nero che nella zona si afferma di avere una produzione pari al 50% o al 70% (a seconda delle fonti) dell’intera produzione di pinot nero italiano. Se passerete qualche giorno in Oltrepò, sentirete presto un bel po’ di pettegolezzi sulla destinazione finale del pinot nero di questa regione: secondo queste voci, molto pinot nero dell’Oltrepò finisce fuori regione, concorrendo a produrre vini molto più famosi di quelli locali. Non ho assolutamente idea se queste voci siano veritiere (e quanto lo siano) e quindi non farò i nomi dei vini famosi. Comunque, se volete saperne di più, fatevi un giretto da queste parti e in poco tempo li scoprirete da soli…

Insomma, avrete capito che l’Oltrepò Pavese è un po’ un mistero, e allora proviamo a fare una rapida panoramica della zona.

Troviamo una DOCG (Metodo Classico), sette DOC (Oltrepò Pavese, Bonarda dell’Oltrepò Pavese, Buttafuoco dell’Oltrepò Pavese, Casteggio, Oltrepò Pavese Pinot Grigio, Pinot Nero dell’Oltrepò Pavese e Sangue di Giuda dell’Oltrepò Pavese) e una IGT (Provincia di Pavia). Sembra semplice, vero? A uno sguardo superficiale sì, ma il regime delle DOC è purtroppo sempre stato troppo elastico e sfuocato per essere virtuoso. La DOC Oltrepò Pavese rappresenta tutto ciò che c’è di sbagliato nel sistema italiano delle DOC ed evidenzia come questo sistema crei confusione anziché informazione nei consumatori potenziali. Infatti, poiché la DOC autorizza un bel numero di vitigni, alla fine essa non è una DOC come le altre sei, ma include ben 36 diversi tipi di vini:

Barbera

Barbera Frizzante

Barbera Riserva

Bianco (con un minimo del 60% di Riesling, più un massimo del 40% di pinot nero e altri vitigni a bacca bianca non aromatici)

Cabernet Sauvignon

Chardonnay

Chardonnay Frizzante

Chardonnay Spumante

Cortese

Cortese Frizzante

Cortese Spumante

Malvasia

Malvasia Frizzante

Malvasia Spumante

Moscato

Moscato Frizzante

Moscato Liquoroso

Moscato Passito

Moscato Spumante

Pinot Nero Bianco

Pinot Nero Bianco Frizzante

Pinot Nero Bianco Spumante

Pinot Nero Frizzante

Pinot Nero Rosato

Pinot Nero Rosato Spumante

Riesling

Riesling Frizzante

Riesling Riserva

Riesling Spumante

Riesling Superiore

Rosato (senza restrizioni di vitigno)

Rosato Frizzante (25-55% Barbera, 25-65% Croatina, più un massimo del 45% di Vespolina e Pinot Nero, e congiuntamente o separatamente un massimo del 15% di altri vitigni a bacca rossa non aromatici)

Rosso (senza vincoli di vitigno)

Rosso Riserva (senza vincoli di vitigno)

Sauvignon

Sauvignon Spumante

 

Ecco, questo è quanto di peggio possiamo aspettarci da una DOC, perfetto esempio per capire perché il mondo del vino italiano sia una matassa così intricata che non potrà mai essere sbrogliata. Davanti a una cartina della Francia enoica, i consumatori mediamente informati ricordano all’istante in quali regioni collocare questo o quel vitigno e questo o quel tipo di vino. Magari servirà una vita per padroneggiare i dettagli dei più grandi vini di Borgogna, ma il consumatore medio sa che la Borgogna è una delle cinque grandi regioni vinicole francesi, vi sa dire dove si trova e che tipo di vino vi si produce. E lo stesso vale per Champagne, Alsazia, Loira, Bordeaux, Rodano ecc.

Davanti a una cartina dell’Italia enoica, invece, quello stesso consumatore mediamente informato non ha la minima idea di dove sono coltivati i vitigni più importanti, per non parlare dei tipi di vino. Il nostro consumatore una qualche idea della forma e dei confini delle regioni francesi ce l’ha, mentre delle regioni italiane sa meno di zero: là ci sono una mezza dozzina di regioni-bandiera facili da ricordare, qua no. In Italia si coltiva di tutto dappertutto. Ed è un peccato, perché i migliori vini italiani sono grandi tanto quanto quelli francesi.

Se la conoscenza dell’Oltrepò Pavese è scarsa, è perché la sua DOC di base rappresenta in piccolo la somma confusione del mondo del vino italiano. Qualunque disciplinare vinicolo può diventare controproducente, ma questo lo è in particolare. Se riuscite a immaginare quale stile di DOC avessero in mente gli autori per un Rosato Frizzante prodotto con barbera, croatina, vespolina e pinot nero, allora avete un’immaginazione migliore della mia. E perché mai si dovrebbe aggiungere pinot nero al riesling per produrre un bianco secco? Che senso ha? Sarebbe meglio e meno fuorviante non avere, come il Rosso, restrizioni di vitigno e trattare la DOC solo come una garanzia di origine. Comunque, a minacciare la reputazione futura dell’Oltrepò Pavese non concorrono solo il numero sconcertante di tipi di vini o l’assurdità dei blend obbligatori, ma anche i 17 tipi di vini fra vini frizzanti e spumanti prodotti con il Metodo Martinotti. Per costruirsi una reputazione ci vuole molto tempo, un lavoro duro e un’alta qualità, ma la prima cosa che dovrà evitare un’eventuale futura denominazione del Metodo Classico oltrepadano sarà avere lo stesso nome di una DOC che includa anche svariati vini frizzanti e Metodo Martinotti. Nel 2007, quando fu introdotta la DOCG per il Metodo Classico dell’Oltrepò Pavese, il legislatore avrebbe dovuto prendere a modello il disciplinare della Franciacorta, il più famoso Metodo Classico italiano. Quando la Franciacorta passò dalla DOC alla DOCG nel 1995, fu il primo Metodo Classico italiano a fregiarsi della DOCG: i produttori sfruttarono saggiamente l’opportunità per rendere illegale l’uso del nome Franciacorta per altri tipi di vini spumanti o frizzanti prodotti nella zona. I vini fermi mantennero la DOC (per inciso, alcuni vini fermi DOC franciacortini sono meglio di vari vini DOCG rossi e bianchi… altra lezione da tenere a mente), ma per questi vini la DOC cambiò nome da Franciacorta a Terre di Franciacorta. Successivamente, nel 2008, a ulteriore tutela del nome Franciacorta, la DOC fu rinominata Curtefranca.

 

Se la DOCG dell’Oltrepò Pavese deve migliorare, ci sono varie cose che devono essere cambiate, ma la prima in assoluto dovrà essere il nome della denominazione, che dovrebbe essere diverso e preferibilmente più corto di quello attuale. Una cosa tipo Pavese DOCG. E i tipi di vino autorizzati non dovranno assolutamente includere altri vini con bollicine, qualunque sia il loro metodo di produzione. Vini frizzanti o spumanti potrebbero essere autorizzati al di fuori della DOC e della DOCG, ma senza alcun riferimento al nome “Oltrepò Pavese” o a una delle due parole che lo formano. Fra 10 o 20 anni si potranno eliminare, ma al momento potrebbero essere utili per determinare se altri tipi di vitigni potrebbero essere utili aggiunte alla DOCG prima di scriverla in modo definitivo. Per esempio, consentite un massimo del 70% del chardonnay e, poiché il migliore Metodo Classico prodotto in Oltrepò Pavese è un Blanc de Blancs, un 100% di chardonnay dovrebbe essere autorizzato nel futuro. Altrimenti, la reputazione di questa DOCG si negherebbe il supporto e la gloria di riflesso del migliore Metodo Classico della regione.

 

Che cos’è la DOCG Oltrepò Pavese?

Il primo Metodo Classico prodotto in Oltrepò risale al 1870, anno in cui Domenico Mazza, un ingegnere di Codevilla, iniziò a vendere uno “Champagne d’Oltrepò”. Pare tra l’altro che all’inizio del XX secolo l’incremento della coltivazione di pinot nero sia da collegarsi proprio alla produzione di Metodo Classico. Se questo fosse vero, è allo stesso tempo un mistero e un peccato come il Metodo Classico oltrepadano non abbia consolidato una solida reputazione. In ogni caso, una buona storia sulla quale costruire una futura reputazione c’è.

L’Oltrepò Pavese comprende 42 comuni a sud del Po in un’area molto più collinosa della Franciacorta, che è sita più a nord. Le colline più basse consistono di argilla e roccia sedimentaria di origine marina, mentre il suolo delle colline più alte contiene gesso.

 

Oltrepò Pavese Metodo Classico (70% minimo di pinot nero, più un massimo del 30% di chardonnay, pinot grigio e pinot bianco, da soli o congiuntamente);

Oltrepò Pavese Metodo Classico Rosé (70% minimo di pinot nero, più un massimo del 30% di chardonnay, pinot grigio e pinot bianco, da soli o congiuntamente);

Oltrepò Pavese Metodo Classico Pinot Nero (85% minimo di pinot nero, più un massimo del 15% di chardonnay, pinot grigio e pinot bianco, da soli o congiuntamente);

Oltrepò Pavese Metodo Classico Pinot Nero Rosé (85% minimo di pinot nero, più un massimo del 15% di chardonnay, pinot grigio e pinot bianco, da soli o congiuntamente);

Oltrepò Pavese Metodo Classico Pinot Nero Cruasé* (85% di pinot nero, ma si sta cercando di portare la percentuale al 100%, come già sono molti Cruasé).

 

Nota: 
* il Cruasé non fa parte formalmente della DOCG, ma è un marchio registrato di proprietà del Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese.

 

La degustazione

Quando Franco Ziliani, il famoso esperto italiano di spumanti, è venuto a sapere che Fabrizio Calì aveva organizzato per me una degustazione di 70 spumanti dell’Oltrepò Pavese, ha subito chiesto se poteva unirsi. Per quanto mi riguarda, Franco, che è un amico oltre che un collega, è sempre il benvenuto, e così ci siamo sistemati uno a un tavolo e uno all’altro, ricordando i giorni durante i quali degustammo oltre 300 Franciacorta al Relais Mirabella di Clusane d’Iseo circa 18 mesi prima. Alla tenuta Scarpa Colombi oltre a Franco, c’era però anche un pubblico… Di solito, non degusto davanti a un pubblico e ho quindi vissuto un’esperienza bizzarra, ma Fabrizio aveva invitato a fare un salto varie persone, tra le quali i produttori che avevano presentato i campioni. Anche se mi sembrava di essere un po’ un’attrazione da circo, la loro presenza ha avuto un significato positivo. Quando vado e vengo da una regione per una degustazione in una singola sede, la sede è spesso un’azienda produttrice (in questo caso la Tenuta Scarpa Colombi): questo può creare qualche imbarazzo diplomatico, se alla degustazione partecipano molte aziende, che sono concorrenti dell’azienda ospitante. In questa occasione, invece, i produttori hanno potuto vedere con i loro occhi non solo che l’azienda ospitante si è comportata correttamente nei confronti di tutti i vini degustati, ma anche che il suo proprietario, Roberto Colombi, faceva loro da sommelier personale, andando freneticamente avanti e indietro per servire a me e Franco i loro vini. Non credo si possa essere più corretti di così. Anteporre la collaborazione alla rivalità è il primo, elementare passo che ogni regione vinicola deve compiere se vuole costruirsi una reputazione collettiva. Solo collaborando strettamente i produttori del Metodo Classico DOCG possono sperare di ricavarsi una loro nicchia di mercato.

 

Come ha dimostrato la degustazione, c’è però ancora molta strada da fare. Solo 11 vini su 70 avrebbero meritato la Medaglia di Bronzo o la Medaglia d’Argento del CSWWC, ma nessun vino avrebbe meritato la Medaglia d’Oro (il Blanc de Blancs 2009 della Tenuta Scarpa Colombi non era infatti presente). Altri 3 vini meritavano la Medaglia di Bronzo (La Travaglina Julillae Cruasé S.A.Mazzolino Rosé 2012, e Monsupello Rosé VSQ 2011): se potessi degustarli in formato magnum (sempre che siano prodotti in questo formato) potrebbero meritare anche la Medaglia d’Argento. Tuttavia, a parte questi 13 vini, per i quali raccomanderei l’iscrizione al concorso 2015 sia in formato 75 cl sia in formato magnum, non me la sentirei di incoraggiare altri produttori a iscrivere i loro vini, perché sarebbero soldi buttati via. A differenza dei concorsi che vogliono intascare più soldi possibili attirando il maggior numero di iscrizioni, il CSWWC è più interessato a individuare spumanti davvero speciali che a far soldi (anche se è ovvio che almeno i soldi per continuare ad esistere anno dopo anno deve farli!).

Voglio perciò raccomandare solo l’iscrizione di vini che secondo la mia opinione hanno buone possibilità di vincere almeno una Medaglia d’Argento. Detto questo, non posso dare alcuna garanzia di vittoria. Le Medaglie del CSWWC sono assegnate da tre giudici e i verdetti che trovate qui sotto sono solo l’opinione personale di uno dei 3 giudici.

 

Conclusioni generali

Anche se ho degustato vini non-DOC prodotti sia con il Metodo Martinotti sia con il Metodo Classico da vari vitigni, come chardonnay, riesling e moscato, la maggior parte dei vini della degustazione erano Oltrepò Pavese DOCG e il pinot nero era il vitigno più presente.

La struttura della maggior parte dei vini, anche di quelli ai quali non raccomando l’iscrizione, mi è piaciuta ma – a parte questo – la mia impressione è che vi sia una diffusa incapacità di capire quando vendemmiare (molti vini erano prodotti con uve raccolte troppo presto o troppo tardi). Sospetto inoltre che pochi di questi vini nascano da cloni di pinot nero appropriati e coltivati in vigneti specificamente riservati alla produzione di basi spumante.

Molti dei vini degustati erano pesanti e mancavano di eleganza, oltre ad avere almeno uno di questi difetti: ossidazione, ridotto, disolfuro di dimetile, malolattica gestita male. Alcuni vini erano semplicemente troppo gasati e avrebbero potuto trarre beneficio da una riduzione della pressione di 0.5-1 atmosfere. Fra i vini che erano guastati da un frutto pesante e carenza di eleganza, molti avrebbero potuto essere migliorati con una giudiziosa aggiunta di acido ascorbico e solforosa dopo il dégorgement.

 

Sono venuto in Oltrepò Pavese sperando di trovare altri vini (DOCG o meno) eccitanti come il Blanc de Blancs della Tenuta Scarpa Colombi, ma non li ho trovati. Sono venuto in Oltrepò Pavese sperando di trovare un altro Blanc de Blancs con lo stesso potenziale di quello della Tenuta Scarpa Colombi, ma non l’ho trovato. Quello di Scarpa Colombi resta l’eccezione.

I vigneti dell’Oltrepò Pavese possiedono il potenziale intrinseco per eguagliare la qualità del Blanc de Blancs di Scarpa Colombi, ma quel Metodo Classico non-DOCG che è varie spanne sopra il resto. Nemmeno il Cruasé DOCG di Roberto Colombi è all’altezza del Blanc de Blancs. Questo umile VSQ non indica un millesimo sull’etichetta, ma è comunque il prodotto di una singola vendemmia. Sebbene io sia arrivato tardi la sera prima della degustazione, sono riuscito ad assaggiare tutti i millesimi che sono stati messi in commercio e anche quelli che saranno messi in commercio nei prossimi anni. Sono rimasto colpito. Il Blanc de Blancs non ha raggiunto sempre uno straordinario livello qualitativo tutti gli anni, ma variazioni da vendemmia a vendemmia capitano anche nei più grandi cru, e in ogni caso, anche quando la qualità era inferiore, meritava sempre almeno la Medaglia d’Argento. Non so se Roberto Colombi abbia mai pensato di chiedere l’inclusione di un Metodo Classico 100% chardonnay nella DOCG, ma dal punto di vista di un esterno questo fatto è incomprensibile. Avere il miglior Metodo Classico fuori della DOCG sarebbe ridicolo dovunque, ma in Oltrepò Pavese, il cui Metodo Classico è sconosciuto al pubblico, è una follia criminale. Anche se al momento non ci sono altri Blanc de Blancs decenti, il Blanc de Blancs della Tenuta Scarpa Colombi deve rientrare nella DOCG.

Comunque, questa non è l’unica cosa che dovrebbe figurare nella lista delle cose da fare per l’Oltrepò Pavese. Il mio piano di azione minimo sarebbe il seguente:

1) non continuare a far restare fuori dalla DOCG il miglior Metodo Classico della regione: includete il Metodo Classico 100% chardonnay nella DOCG, qualunque siano le obiezioni politiche;

2) selezionare i vigneti: l’Oltrepò deve iniziare un programma di lungo periodo per isolare le aree più vocate per la coltivazione delle uve da basi spumante e per riservarle esclusivamente alla produzione della DOCG;

3) concentrarsi su un tipo di vino: almeno 5 dei produttori elencati qui sotto dovrebbero impegnarsi per far sì che i loro vini DOCG costituiscano il 90% delle vendite. La DOCG non riuscirà mai ad avere un’immagine se i produttori non investiranno in quella immagine.

4) chiedere aiuto tecnico di prima categoria: i produttori migliori e più seri di Metodo Classico DOCG e VSQ dovrebbero chiedere la consulenza di qualcuno come Michel Salgues e fargli visitare con regolarità vigneti e cantina. Naturalmente, se non sono disposti a seguire i consigli che verranno dati loro, lascino perdere.

 

I vini

Bosco Longhino

Moscato Spumante 2013 VSQ

(100% Moscato, 100 g/l)

Ha un aroma di moscato delizioso, squisito, con un bellissimo frutto varietale (più agrume che pesca), e così integro da non sembrare un vino con un residuo zuccherino di 100 g/l.

Da bere il prima possibile.

 

Bruno Verdi

Vergomberra

Extra Brut 2010 OP MC DOCG

(pinot nero 70% e chardonnay 30%, 6 g/l)

Molta frutta, con appena un filo di volatile, ma piacevole e aggraziato. Andrebbe consumato al momento dell’acquisto, senza tenerlo in cantina.

 

Frecciarossa

I Moschettieri

Pas Dosé IGT 2011

(100% pinot nero, 0 g/l)

Molto fresco, aromi fruttati da pinot nero al naso e in bocca, elegante. Andrebbe consumato al momento dell’acquisto, senza tenerlo in cantina.

 

Monsupello

Pinot Nero Brut VSQ Millesimato 2008

(pinot nero e chardonnay), 12 g/l

Piacevolissimo frutto da pinot nero, con schiuma elegante, soffice e fine. Sebbene fosse il millesimo più vecchio della degustazione, consiglierei di conservarlo un anno o due.

 

Monsupello

Pinot Nero Rosé Brut VSQ S.A.

(100% pinot nero, 8 gr/l)

Questo avrebbe tratto beneficio da un riposo più lungo in bottiglia dopo il dégorgement, ma ha mostrato comunque un bel frutto da pinot nero e piacevoli bollicine setose. Può essere conservato per altri 6-12 mesi.

 

Tenuta Il Bosco

Oltrenero

OP MC PN DOCG Brut S.A.

(100% pinot nero, 7.1 g/l)

È stato davvero piacevole trovare grande delicatezza ed eleganza di frutto in un vino dotato anche di bollicine fini e setose. Lo berrei adesso per catturare il più possibile la sua freschezza, ma può essere conservato per un altro anno.

 

Tenuta Il Bosco

Oltrenero

OP MC PNR DOCG Cruasé Brut S.A.

(100% pinot nero, 7.1 g/l)

Fine, setoso ed elegante sia nella schiuma sia nel frutto. È evidente che alla Tenuta Il Bosco tecnicamente ci sanno fare, riuscendo a produrre Metodo Classico con un perlage di alta qualità e grande piacevolezza. Anche nella costruzione del frutto hanno la mano leggera, preferendo l’eleganza all’imponenza.

 

Tenuta Scarpa Colombi

Roberto Colombi

Blanc de Blancs Brut VSQ S.A.

(100% chardonnay, 5 g/l)

Questo è di fatto il millesimo 2010. Rispetto al 2009 sembra più dolce, pur avendo un grammo/litro in meno di zucchero. È anche più grasso, senza la mineralità e la finezza che caratterizzavano il 2009. Un buon vino, ma non eccelso.

 

Tenuta Scarpa Colombi

Roberto Colombi

OP MC PNR DOCG Cruasé Brut S.A.

(100% pinot nero, 5 g/l)

Aroma da vero pinot nero, con un’elegante ricchezza di frutto e un finale cremoso. Non ha la finezza del Blanc de Blancs, ma è stato certamente uno dei vini migliori della degustazione.

 

Torrevilla

La Genisia

OPMCPNR DOCG Cruasé Brut 2010

(100% pinot nero, 10.2 g/l)

Ricco di frutto e di grazia. Molto piacevole e beverino. Lo consumerei il prima possibile, anche se può essere conservato senza problemi per 12 mesi.

 

Vanzini

Rosé Extra Dry

OP PNS DOC S.A.

(100% pinot nero, 15 g/l)

Questo Extra Dry sembra quasi un Brut e, prima della modifica delle norme UE nel 2009, sarebbe stato classificato come Brut. Molti spumanti Brut sono più dolci del Rosé di Vanzini, che in bocca ha più frutto che dolcezza, caratteristica perfetta per questo tipo di spumante. Finale pulito.

 

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