Moët & Chandon MCIII – Anteprima

chamapgne-moet-chandon-mc-iii-homeEra il mezzogiorno di martedì 16 giugno scorso quando, sotto il diluvio, mi dirigevo verso il ristorante Ceresio 7 a Milano per la presentazione in anteprima della nuova Cuvée ultra-premium firmata da Moët & Chandon. Forse non tutti sanno che il gruppo Moët Hennessy, a sua volta facente parte del colosso LVMH (Moët Hennessy Louis Vuitton), quasi 80mila dipendenti e circa 60 marchi nel settore del lusso, già possiede due miti dello Champagne, ovvero Dom Pérignon e Krug, oltre a Ruinart e Veuve Clicquot. Ciascuno di questi marchi, tuttavia, segue una via propria, con enologi, filosofie e strategie commerciali differenti. Finora, il vino di punta della maison Moët & Chandon è stato il Grand Vintage millesimato, prodotto solo nelle annate migliori (attualmente è in commercio il 2006). Un grande Champagne di cui ho avuto occasione di assaggiare millesimi memorabili come ’93, ’90, ’85, ’83 (fantastico) e anche ’73.

Benoit Gouez

Benoît Gouez

Tuttavia, la maison – e soprattutto lo Chef de Cave Benoît Gouez – volevano qualcosa di più. Ecco quindi prendere forma questa cuvée, identificata dalla sigla 001.14 (001 numero progressivo, 14 anno di sboccatura). Il nome: MC (Moët & Chandon, ça va sans dire), III per terzo millennio e per i tre “strati” di cui la cuvée è composta.

  • Primo strato: il metallo. Questa parte (37,5%) è composta in parti uguali da chardonnay e pinot noir della torrida annata ’03, fermentati e affinati in vasche di acciaio inox. Da qui viene la componente fruttata, come ci ha spiegato lo stesso Benoît Gouez durante la presentazione e come abbiamo potuto constatare noi stessi (il plurale non è maiestatis ma è riferito al ristretto gruppo di giornalisti presenti).
  • Secondo strato: il legno. Stessa percentuale (37,5%) per un blend di Grand Vintage ’98, ’00 e ’02 invecchiati dapprima in foudre (botti da 50 ettolitri) e poi conservati in tini d’acciaio per aggiungere complessità ed evoluzione.
  • Terzo strato: il vetro. Il rimanente 25% proviene dalla sboccatura di Grand Vintage già imbottigliato, precisamente dalle annate ’93, ’98 e ’99. Champagne già pronti e maturi, dunque, rimessi in circolo per integrare la cuvée con note di freschezza e vitalità. Sembra paradossale usare questi termini per bottiglie di cui la più giovane ha oltre 15 anni, ma questa è la magia dello Champagne.

begmciiiLo so, parlando di Champagne è facile cadere nei luoghi comuni, ma quando si passa all’assaggio non si può che prendere atto di determinate realtà. Anzi, una delle cose più interessanti della giornata è stata proprio la possibilità di degustare tutte le componenti base che hanno poi portato alla cuvée finale. Non oso immaginare quante prove di assemblaggi siano state fatte in cantina per trovare la formula giusta.

Il risultato finale è uno Champagne in cui immediatamente colpisce la profonda eleganza. Un altro elemento che colpisce – sapendo come si è arrivati a ottenerlo – è l’equilibrio, dato che proviene dall’assemblaggio di 7 vini differenti. Il giallo intenso, i riflessi dorati, il perlage finissimo e persistente sono quasi ovvi per una cuvée de prestige – poi parte la caccia ai descrittori, che variano a seconda del tempo di permanenza del MCIII nel calice Zalto Bordeaux marchiato appositamente. Lo zafferano, la vaniglia, i frutti rossi, bianchi, gialli, gli agrumi, le spezie, il dattero, un tourbillon che in bocca si fa forza gentile, energica ma non invadente, suadente, salina, fino in fondo. Alla fine, grandissima piacevolezza: è uno Champagne estremamente complesso e profondo che però può essere goduto da tutti, anche se difficilmente se ne avrà la possibilità visto che ne sono previste solo 20.000 bottiglie l’anno in tutto il mondo e il prezzo dovrebbe aggirarsi intorno ai 500 euro a bottiglia.

Vogliamo dargli un voto in centesimi? Tocca essere d’accordo con quelli di Intravino:

98

La confezione finale riprenderà i tre elementi del vino: metallo e vetro sulla bottiglia, il tutto in cassetta di legno. Per chi potrà permetterselo, naturalmente.

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