Nature ’02 Carlo Boatti – Monsupello

monsupellonatureD’accordo, vivo in Oltrepò Pavese da quasi dieci anni, amo l’Oltrepò Pavese – nonostante certe volte questo amore sia messo a dura prova – e anche il terzo vino che scelgo per la rubrica I miei vini del cuore viene dall’Oltrepò Pavese, però questo non è un blog sull’Oltrepò Pavese e prometto che presto farò viaggiare il mio cuore altrove, anche perché fortunatamente i vini che mi hanno emozionato nel corso della vita non mancano.

Fatta questa doverosa introduzione, oggi parlo di un vino irripetibile. Una versione speciale del pluripremiato Nature di Monsupello, un Metodo Classico che ha pochi rivali come rapporto bontà/prezzo. Questo tuttavia è un’altra cosa. Millesimato (annata ’02), prodotto in sole 1.280 bottiglie numerate, venduto a un prezzo importante in astucci singoli solo in azienda, per appassionati e ammiratori. L’ultimo vino curato personalmente da Carlo Boatti, la cui firma fa bella mostra di sé in etichetta.

Riporto qui le note, rivedute e corrette, che ebbi a scrivere tempo fa sul blog di OltreLaStoria.

Quando un vino non è solo un insieme di sensazioni gusto-olfattive ma qualcosa di più: emozioni, ricordi, suggestioni. È il caso del Monsupello Nature Carlo Boatti ’02, un unicum, un Metodo Classico d’Oltrepò Pavese prodotto in ricordo di un uomo che ha fatto la storia di questo territorio. Un vino che ho avuto la fortuna di assaggiare in anteprima, sboccato à la volée dall’enologo Marco Bertelegni, ancora sui lieviti, dopo dieci anni di riposo in cantina, e poi successivamente, dopo la sboccatura, più volte, trovando quell’intrigante, piccola differenza da bottiglia a bottiglia che caratterizza, in questo caso, i grandi, perché non viene meno il filo conduttore che le unisce l’una all’altra.

carlo boatti(1)La cuvée prevede l’85% di pinot nero, il 5% di pinot grigio e il 10% di chardonnay. Ma non è certo questo 10% di chardonnay fermentato in legno, a differenza della cuvée del Nature non millesimato, a fare la differenza. La differenza la fanno quei dieci anni trascorsi sui lieviti, con una nota ossidativa che inebria, leggera e intrigante. Il confronto con gente che fa questo lavoro da centinaia di anni lungo il corso della Marna risulta inevitabile per un solo motivo: solo gli artisti francesi riescono a gestire con magistrale equilibrio quella famosa – qualcuno direbbe famigerata – nota ossidativa, mantenendola per anni in sublime equilibrio sul filo della lama senza farla decadere nell’ossidazione greve e pesante che sa di vecchio, passato, andato. E in questa Riserva la ritroviamo così, integra, emozionante, sfuggente, con il fascino intrigante di una presenza che si mostra per un istante ma non si lascia conquistare facilmente. E seguendo questa nota incontriamo la vena minerale che traccia il solco della degustazione, laddove il frutto e il fiore cedono consapevolmente il passo all’evoluzione e la finissima bolla introduce l’assaggio di una materia ricca, ampia, coinvolgente. La sciabolata dell’acidità che non ti aspetti duella con la maturità, l’emozione ti avvolge e quando il liquido dorato lascia la bocca sembra rimasto ancora lì, agganciato alle papille, a ricordarti la grandezza di Carletto (scomparso all’inizio del 2010) e della sua terra.

Pubblicato in I miei vini del cuore, Oltrepò Pavese Tag: , , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi